• March 26, 2023
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Vienna, 21 dicembre 1975: l’attentato all’OPEC e il terrorista ‘Carlos’

Vienna città bersaglio sul fronte delle contraddizioni mediorientali e dell’islam più irrequieto. L’attentato dei giorni scorsi col 20enne albanese naturalizzato austriaco che scopriamo faceva parte dei ‘Leoni dei Balcani’, un gruppo terroristico radicato tra la Bosnia e il Kosovo. Ma, ripercorrendo la storia, ‘C’era una volta’ ben altro terrorismo.
Ilich Ramírez Sánchez, conosciuto come Comandante Carlos, Carlos lo Sciacallo o semplicemente Carlos è un terrorista e mercenario venezuelano con cittadinanza palestinese, marxista-leninista e filo-islamico, attualmente detenuto nelle carceri francesi, dove sta scontando una condanna all’ergastolo.
Carlos è il suo nome di battaglia, soprannome Lo Sciacallo. È noto soprattutto per l’incredibile assalto condotto al quartier generale dell’OPEC nel 1975, per il quale si guadagnò il titolo di super-ricercato a livello internazionale per diversi anni. La presa di ostaggi fu una delle conseguenze dell’attentato organizzato contro i ministri di alcuni paesi produttori di petrolio riuniti nella città austriaca con l’intenzione di ucciderli

Nella tarda mattinata del 21 dicembre 1975 un commando terrorista composto di sei persone guidate da ‘Carlos’ si mosse utilizzando la metropolitana dall’Hotel Hilton alla fermata nei pressi dello Schottentor sul Ring, in pieno centro a Vienna. In pochi minuti a piedi raggiunsero la sede centrale dell’Organizzazione dei paesi produttori di petrolio, OPEC, e senza particolari difficoltà – in quanto non ci furono controlli all’ingresso – i terroristi tirarono fuori le armi all’interno dell’edificio alle 11.45. Un poliziotto austriaco li scambiò anzi per colleghi, ma fu la prima vittima dell’attacco. La seconda fu invece un dipendente dell’Opec di nazionalità irakena e ben presto caddero nello loro mani oltre sessanta persone, tra le quali ben undici ministri e capi-delegazione di paesi produttori di petrolio. Alla cattura seguì un’altra sparatoria che provocò una terza vittima e il lancio di una bomba a mano all’esterno. Nel frattempo le forze di sicurezza austriache, colte di sorpresa, iniziarono a isolare la zona circostante. Per capire le dimensioni della sorpresa basti ricordare il semplice fatto che – nel corso della trasmissione televisiva di un evento sportivo in corso in Austria – fu addirittura lanciato un appello rivolto a tutti i poliziotti disponibili a Vienna perché raggiungessero il luogo dell’attentato.

Sequestro e trattative

Seguirono drammatiche trattative nel corso delle quali fu richiesto dapprima come intermediario un diplomatico libico che al momento però non si trovava in città e ci si accordò allora per un diplomatico algerino. Le richieste dei terroristi furono numerose: nessun paese arabo avrebbe dovuto riconoscere Israele; i paesi arabi avrebbero dovuto dichiarare l’Iran complice dell’imperialismo americano; la produzione di petrolio in tutti i paesi arabi avrebbe dovuto essere nazionalizzata e i proventi sarebbero dovuti andare all’Organizzazione per la liberazione della Palestina, in caso contrario gli ostaggi sarebbero stati uccisi. La conclusione della vicenda avvenne il giorno dopo: furono liberati alcuni ostaggi nella notte e la mattina del 22 dicembre un autobus trasportò all’aeroporto il commando terrorista e una trentina di ostaggi rimasti, tra i quali due ministri, uno saudita e l’altro iraniano. Un DC9 della compagnia di bandiera austriaca decollò per una destinazione ignota. Dopo una sosta per ‘rifornimenti’ a Tripoli furono liberati quasi tutti gli ostaggi, ad eccezione del saudita e dell’iraniano che assieme ai terroristi proseguirono per Algeri, dove infine il giorno 23 furono liberati.

Ilich Ramírez Sánchez, detto ‘Carlos’

Ilich Ramírez Sánchez, detto ‘Carlos’ (in seguito soprannominato dalla stampa ‘lo sciacallo’) era nato nel 1949 in Venezuela e, prima dell’azione terroristica di Vienna, poteva già esibire un curriculum di un certo rispetto: aveva già preso parte infatti ad almeno due attentati a Londra e Parigi. All’azione di Vienna, oltre a Carlos, parteciparono tra gli altri i tedeschi Gabriele Kröcher-Tiedemann (soprannominata ‘Nada’) e Hans-Joachim Klein: la prima, già aderente alla Rote-Armee-Fraktion (movimento terrorista tedesco) sparò al poliziotto nella sede dell’Opec e il secondo, che in precedenza aveva fatto parte delle Cellule Rivoluzionarie (Revolutionären Zellen) lanciò la bomba a mano e sparò al secondo poliziotto. Carlos da allora divenne un nome tristemente noto nella galassia terrorista, sebbene oggi sia ormai accertato che non prese parte all’attentato di Entebbe, né all’attentato durante le Olimpiadi Monaco. Catturato dai servizi francesi (anche se in realtà furono i sudanesi a consegnarlo), fu processato in Francia e condannato all’ergastolo che sta ancora scontando. Klein invece, proprio dopo l’attentato di Vienna, abbandonò il terrorismo, subì numerosi processi, ma oggi vive fuori dal carcere in Normandia; Gabriele Kröcher-Tiedemann ebbe un destino analogo, ma morì per una grave malattia nel 1995 a quarantaquattro anni.

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